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VIA DEL GOVERNO VECCHIO
Via del Governo Vecchio
prese questo nome dopo il 1755, allorché la sede del Governo
Pontificio venne trasferito da Palazzo Nardini, sito in questa
strada, a Palazzo Madama. Il suo nome originale era via Parionis,
o di Parione, ma veniva chiamata anche via Papae, o Papalis, o
dei Pontefici, per i cortei pontifici che vi passavano per la
cavalcata "di possesso" che il novello papa effettuava,
in qualità di Vescovo di Roma, per recarsi da S.Pietro
alla basilica di S.Giovanni in Laterano. La via Papalis comprendeva
via dei Banchi Nuovi, via del Governo Vecchio, piazza di Parione
(l'odierna piazza di Pasquino), piazza S. Pantaleo, piazza di
Aracoeli, il Campidoglio e lo stradone di S. Giovanni (l'odierna
via di S. Giovanni in Laterano). Via del Governo Vecchio, oggi,
è particolarmente interessante per gli edifici e le botteghe
del XV e del XVI secolo che la fiancheggiano: al n°civico
104 vi è la casa dell'avvocato curiale Bartolomeo de' Dossi,
che si fece affrescare nel vano di una finestra murata; sempre
qui una lapide, nell'androne, ricorda che qui vi abitò
"colei che divenne celebre perché cara a Raffaello",
ma, visto il successo che Raffaello aveva con le donne, non è
certo che si tratti della Fornarina, come molti ritengono. I palazzetti
ai n°123 e 134 furono le abitazioni, rispettivamente, del
Bramante e di S.Filippo Neri. Il palazzo ad angolo con via di
Parione è il Palazzo del Governo Vecchio, quel palazzo
cioè che Urbano VIII acquistò dal cardinal Nardini
per farne la sede del Governatore di Roma. Quando, nel 1755, papa
Benedetto XIV trasferì tutti gli uffici nel nuovo palazzo
del Governo (ossia palazzo Madama), l'abbandonato palazzo Nardini
assunse il nome di "Governo Vecchio", nome che poi fu
trasferito anche alla via. Dopo il 1870, il palazzo ospitò
la Pretura penale del Regno d'Italia prima e della Repubblica
poi, in seguito trasferita nella struttura di piazzale Clodio.
Il palazzo del Governo Vecchio conserva la sua bella facciata
bramantesca con le finestre originali con inciso il nome del Nardini
e la data del 1477. Fra le memorie storiche più notevoli
del palazzo è da annoverare la morte di Roberto Malatesta:
dopo la battaglia di Campo Morto che lo vide, vincitore, riconsegnare
trionfalmente Roma al pontefice Sisto IV, questi entrò
febbricitante in palazzo Nardini e vi morì, per malaria,
il 10 settembre del 1482. All'incrocio della via con la piazza
dell'Orologio (dall'orologio posto sul fastigio del convento dei
Filippini) si può ammirare una rilevante creazione del
tardo Seicento o primo Settecento, attribuita ad un seguace del
Borromini: sotto un baldacchino con frange e pendagli, una elaborata
cornice di stucco racchiude un pregevole affresco settecentesco
con la Madonna e il Bambino benedicente dai toni dorati (nella
foto a sinistra). Nella parte superiore della cornice si vede
una raggiera con cherubini, mentre al di sotto due bellissimi
angeli dalle lunghe ali, avvolti in un drappeggio che ne mette
in risalto il movimento, sembrano sostenere in alto con la mano
il dipinto.
Simone
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