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LA VIA APPIA
Nel
212 a.C. il censore Appio Claudio fece costruire una strada che,
passando per la regione delle Paludi Pontine, metteva in comunicazione
diretta Roma con Capua: questa strada si chiamò, dal nome
del suo costruttore, Via Appia.
Successivamente prolungata fino a Benevento, poi, agli inizi del
II secolo a.C., fino a Venosa ed a Taranto e infine condotta fino
a Brindisi, la via divenne la “regina” di tutte le
strade che si dipartivano dall’urbe, la “regina viarum”.
Essa infatti apriva le porte di Roma alla Grecia e all’Oriente,
le province più ricche, più evolute ed importanti
di tutto l’impero.
Al tempo di Traiano, nei primi anni del II secolo d.C. venne realizzata
un’alternativa (la Via Appia Traiana) che da Benevento conduceva
direttamente a Brindisi senza più passare per Taranto:
così l’intero percorso di 365 miglia, pari a km.
540, poteva essere compiuto in una dozzina di giorni.
In prossimità delle città che attraversava, l’Appia
era fiancheggiata da ville signorili e da sepolcri di ricchi personaggi,
secondo un uso allora corrente; ma specialmente alle porte di
Roma il primo tratto della strada era un’autentica “via
dei sepolcri”. Su entrambi i lati si succedevano ininterrottamente
tombe e monumenti funebri d’ogni tipo (a tumulo, ad arca,
ad esedra, a tempietto, a piramide) che, ornati di statue, di
rilievi e di iscrizioni e annegati nel verde della campagna e
delle ville patrizie, conferivano alla strada un aspetto solenne
e suggestivo.
Agli inizi del Cristianesimo lungo l’Appia suburbana furono
scavati i grandi cimiteri sotterranei delle Catacombe i maggiori
dei quali furono quelli di San Callisto, cimitero dei primi papi,
e di San Sebastiano dove furono temporaneamente trasferite secondo
la tradizione le tombe degli apostoli Pietro e Paolo.
Simone
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