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PIAZZA FARNESE


Piazza Farnese prende il nome dal maestoso palazzo Farnese che fu costruito per il cardinale Alessandro Farnese dai più grandi artisti dell'epoca, quali Antonio da Sangallo, Michelangelo Buonarroti, il Vignola e Giacomo Della Porta. La piazza cominciò ad essere così denominata allorché il suddetto cardinale Farnese acquistò le case del cardinal Ferritz ed altre che demolì, per farne una piazza dove costruirvi la sua splendida dimora. La piazza si chiamò anche "del Duca" poiché Pier Luigi Farnese era Duca di Parma, e "piazza di Napoli" dai successivi proprietari del palazzo, i Borbone di Napoli, per poi tornare, in seguito, all'attuale denominazione.
Nella piazza, ai lati del palazzo, ci sono due fontane che in origine erano due grandi vasche di granito provenienti dalle Terme di Caracalla. Le fontane, arricchite da dei gigli farnesiani dal Rainaldi furono allacciate ai condotti dell'Acqua Paola e iniziarono a funzionare nel 1626. La piazza fu a lungo usata quale luogo adibito all'organizzazione di tornei, corride e feste popolari: fu qui che, per la prima volta nella Roma moderna, si organizzò il festoso e rinfrescante allagamento estivo, divenuto successivamente una peculiare attrattiva di piazza Navona. Sul lato destro della piazza sorge la chiesa di S.Brigida, eretta nel 1391, allorché la santa svedese venne canonizzata. L'edificio sacro venne rifatto una prima volta nel 1513 e poi ancora nel Settecento. Dal 1930 è stata affidata alle cure di monache scandinave. Altra architettura civile che nobilita la piazza è il palazzo Del Gallo di Roccagiovine, iniziato da Baldassarre Peruzzi nel 1520 per conto di Ugo da Spina e completato sette anni dopo, quando era già passato nelle mani di Francesco Fusconi da Norcia, archiatra prima di Clemente VII e poi di Paolo III. Alla fine del Cinquecento l'edificio passò dai Fusconi alla famiglia Pighini, che lo mantenne per più di due secoli. Questi fecero ristrutturare il palazzo nel 1720 dall'architetto Alessandro Specchi, al quale va il merito del magnifico scalone situato nel cortile. La scalea a doppia rampa, dall'andamento leggermente obliquo, si snoda su tre piani, sorretta da colonne e pilastri e graziosamente delimitata da una bassa balaustra di marmi e stucchi. Una soluzione davvero coraggiosa , con cui l'architetto intendeva rompere in maniera del tutto esplicita con la tradizione precedente, che tendeva a situare lo scalone d'onore all'interno del palazzo, connotandolo come un elemento monumentale chiuso, poco visibile dall'esterno, quasi celato. Lo Specchi invece lo reinserisce nel contesto strutturale dell'edificio, con un preciso intento scenografico, intendendo forse suggerire un dialogo con la facciata austera e massiccia di palazzo Farnese, un contrasto tra pieno e vuoto delle due architetture, poste una di fronte all'altra.

Simone

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