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LA COLONNA AURELIANA
Dopo
la morte di Adriano avvenuta nel 138 d.C., cominciarono, con l'impero
di Marco Aurelio (161 - 180 d.C.), le prime invasioni barbariche.
Gli sterminati confini dell'Impero Romano, composto da popolazioni
eterogenee, iniziarono a disgregarsi. Marco Aurelio, uomo di superiori
qualità morali e di grande cultura, filosofo e scrittore,
conscio del proprio dovere che accettò con serenità
stoica, cercò invece l'unità perché riteneva
che "
l'universo è come una città
siamo
nati per aiutarci reciprocamente, come i piedi, come le mani,
come le palpebre
".
Sita nella zona
settentrionale del Campo Marzio, in corrispondenza dell'attuale
p.zza Montecitorio, la colonna Aureliana è uno dei monumenti
di questa zona antica ancora in sito. Essa fu realizzata dopo
il 180 (data della morte di Marco Aurelio) e prima del 196; poiché,
da un'iscrizione sappiamo che il custode ad essa preposto, di
nome Adrasto, ottenne il permesso di servirsi dei legni delle
impalcature per costruirsi una casa: i lavori erano dunque terminati.
La colonna che reca il suo nome, è dedicata alle imprese
contro i Marcomanni (germani) e i Sarmati, era in antichità
collegata attraverso una scalinata alla Via Flaminia sottostante,
ed era situata in una posizione più elevata di circa 3,86
metri dall'attuale. Gemella di quella Traiana per altezza, le
somiglia anche perché è "coclide" (colonna
decorata con una fascia a spirale) e perché narra due successive
campagne belliche. In realtà, ne differisce profondamente:
infatti l'altezza del fregio è maggiore, le figure che
sono più grandi e meno dense, più staccate le une
dalle altre e dal fondo, permettono una migliore visibilità.
La narrazione non è continuativa ma, anzi, episodi di una
guerra si sovrappongono ad episodi dell'altra. Non vuole essere
quindi, una storia documentata in ordine cronologico, ma piuttosto
l'esposizione di alcune vicende e di alcune figure che si imprimano
nell'animo dello spettatore. La narrazione degli eventi inizia
col passaggio dell'esercito romano su di un ponte attraverso il
Danubio. A metà, è presente inoltre, altra analogia
con quella Traiana, una Vittoria che divide due serie di episodi
(campagne del 172 - 173 e 174 - 175). Inizialmente la colonna,
con la base (oggi ribassata) e con la statua di Marco Aurelio
e Faustina era alta circa 46 metri. Il basamento altissimo (10,5
metri) era decorato in origine su tre lati, da un fregio con Vittorie
che sostenevano festoni e con una scena di sottomissione dei barbari
sul lato della Via Flaminia. Di
queste sculture però, non rimane nulla poiché vennero
distrutte nel 1589 per ordine di Papa Sisto V, che curò
un restauro della colonna e vi fece porre alla sommità
una statua di San Paolo. L'altezza del fusto è di 100 piedi
romani equivalenti a circa 29,5 metri e quella totale di 42 metri.
È composta da 19 blocchi di marmo lunense (antico nome
del marmo delle Alpi Apuane) e le scene si svolgono su 21 fasce.
Lo spazio che la circondava, importante centro monumentale della
nuova Roma, era più ampio di quello che si trovava intorno
alla colonna Traiana, ciò può forse giustificare
la maggiore grandezza delle figure. La figura dell'imperatore
che appare svariate volte, addirittura 59, è quasi sempre
di prospetto, non combatte, non impugna la spada. L'iterazione,
la frontalità, l'inattività bellica indicano una
nuova concezione della maestà imperiale, divinizzata, quindi
al di fuori della condizione umana di tempo, luogo, azione. L'uso
del trapano, sempre più frequente, creando solchi profondi
densi di ombre, disfacendo la chiarezza delle forme, accentua
la forza di espressione diretta a colpire l'osservatore. La crisi
della società romana, che porterà alle violente
convulsioni del III° secolo, primo segno dell'imponenza dell'Impero,
si riflette fedelmente nella tendenza ad abbandonare i classici
equilibri e le sottili raffinatezze formali dell'età adrianea
ed antonina, per forme capaci di esprimere contenuti ben altrimenti
drammatici: la tetra melanconia di alcuni pensieri di Marco Aurelio
è la migliore illustrazione letteraria dell'arte della
colonna.
Emanuela e Samantha
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