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LA COLONNA TRAIANA
Il
massimo impulso all'attività delle arti figurative fu dato
dal ventennio del regno di Traiano, le cui imprese segnarono in
Roma una rigogliosa fioritura monumentale; il Foro Traianeo ne
fornisce l'esempio più spettacolare e complesso. Architettura
è scultura erano intimamente collegate nel Foro Traianeo:
la Colonna Traiana ne è l'elemento più significativo.
È l'unico
monumento del Foro giunto praticamente intatto fino a noi. Costruita
in grandi blocchi di marmo lunense (antico nome del marmo delle
Alpi Apuane), poggia su una base a forma di dado (dove era situata
l'entrata della colonna); tra lo zoccolo e la cornice di questa,
conclusa negli spigoli da quattro aquile che reggono festoni,
la superficie libera, è completamente ricoperta da bassorilievi
rappresentanti armi daciche. Sul lato rivolto verso la Basilica
Ulpia troviamo la porta d'ingresso, attraverso la quale si perviene
all'ambiente interno ed alla scala a chiocciola (tagliata nel
vivo del marmo) che porta fino alla sommità della Colonna.
La porta è sormontata da un pannello con iscrizione, sostenuto
da due Vittorie: "
Senatus populusque Romanus/Imperatori
Caesari divi Nervae filio Nervae/Traiano Augusto Germanico Dacico
Pontifici/Maximo tribunicia potestate XVII Imperatori VI consuli
VI patri patriae/ad declarandum altitudinis/mons et locus tantis
operibus sit egestus
" ( Il Senato ed il Popolo Romano
all'imperatore Cesare Nerva Traiano, figlio del divo Nerva, Germanico,
Dacico, pontefice massimo, rivestito per la diciassettesima volta
della podestà tribunizia, acclamato imperatore per la sesta
volta, console per la sesta, padre della patria). L'immenso bassorilievo,
di notevole pregio artistico, ha anche una fondamentale importanza
come documento storico, per le informazioni che fornisce sull'epoca
in cui è stato scolpito e sulle vicende che videro protagonista
l'esercito romano. La narrazione dei fatti delle due guerre e
delle sei campagne in cui esse si suddividono segue l'ordine cronologico
degli avvenimenti: la prima guerra inizia con il passaggio del
Danubio da parte dell'esercito romano, la sua marcia nel territorio
nemico e attraverso violenti scontri, scene di sacrificio, episodi
di vita di campo, si conclude con la grandiosa composizione raffigurante
i Daci che, prostrati ai piedi dell'Imperatore, fanno atto di
sottomissione. La
Vittoria che scrive sullo scudo divide la narrazione della prima
guerra dalla seconda che si apre con l'imbarco ad Ancona dell'esercito
condotto dall'Imperatore e con lo sbarco su una sponda dell'Adriatico
orientale. Anche qui le scene si snodano una dietro l'altra mostrando
il furore della mischia, la solennità di un rito religioso
e i soldati intenti ad opere di costruzione. L'azione si trasporta
infine proprio sotto le mura della capitale dei Daci, Sarmizegetusta.
Gli assediati sono ridotti allo stremo e nell'ultimo attacco dei
romani solo pochi trovano scampo nella fuga. Tra i fuggitivi c'è
Decebalo, che non volendo darsi per vinto e sul punto di essere
catturato si toglie la vita. La raffigurazione si conclude con
scene di pace in cui si vedono i Daci che, guidano le greggi,
si avviano verso le nuove terre assegnate loro da Roma. Completata
nel maggio dell'anno 113 d.C., la colonna fu dedicata a Traiano
dal Senato e dal popolo come parte del nuovo foro costruito con
il bottino di guerra. Almeno tre scopi sono alla base dell'erezione
del monumento: 1) indicare l'altezza dell'altura demolita per
fare spazio alla piazza del Foro di Traiano; 2) innalzare sopra
tutte le altre statue onorarie esistenti a Roma la statua di bronzo
dorato di Traiano; 3) diventare il monumento funerario dell'Imperatore.
Paradossalmente, della parte figurata della colonna (quella più
appariscente e più apprezzata almeno fin dal Rinascimento)
non sapremmo nulla se non si fossero conservati ne l'iscrizione
dedicatoria, ne le fonti che parlano dei rilievi che si avvolgono
in 23 giri (per una lunghezza complessiva di circa 200 metri)
lungo il fusto della colonna con il racconto figurato delle due
guerre daciche combattute dal 101 - 102 al 105 - 106 d.C.
La prima funzione, almeno quella che si dichiara nell'iscrizione,
è quella di indicare lo sforzo tecnologico affrontato per
fare posto al Foro di Traiano da Apollodoro di Damasco, che dovette
far sbancare addirittura l'altura che univa il Colle Campidoglio
al Quirinale. Ma l'altezza della Colonna di 100 piedi romani (29,78
metri - 39,83 metri con la base) è puramente convenzionale,
una misura calcolata per la seconda funzione, quella onoraria.
Il fatto che sulla colonna alta quasi cinque metri fosse collocata
la statua di bronzo dorato raffigurante Traiano in abiti militari
(opera di Tommaso della Porta), scomparsa nel Medioevo e sostituita
nel '500 con quella dell'apostolo Pietro da Papa Sisto V, rendeva
necessaria una maggior altezza rispetto alle altre colonne onorarie
di Roma. Il fatto che quell'altezza si dichiari coincidente con
quella del colle sventrato non ha alcuna rilevanza, in quanto
rappresenta solo il modo per coniugare due messaggi con un'unica
misura. La terza funzione della colonna, è invece nota
dalla testimonianza di Dione Cassio che informa che le ceneri
di Adriano racchiuse in un urna d'oro, nonché quelle della
moglie Plotina, erano deposte nel piccolo ambiente che si trova
nel basamento, sopra un bancone di marmo. Questa funzione funeraria
sarebbe stata per alcuni prevista da subito, per altri adottata
solo dopo la morte di Traiano (117 d.C.). due cose rendono anomala
la deposizione delle ceneri nel basamento della Colonna: la prima
è indubbiamente la sepoltura entro il pomerio, e la seconda
è la collocazione del sepolcro imperiale in uno spazio
angusto e di "transito" per la presenza della scala,
quale la piccola cella del basamento. La scala elicoidale all'interno
della Colonna, illuminata da quaranta finestre disposte ad intervalli
regolari, che permette di raggiungerne la cima, garantì
la sopravvivenza in epoca medioevale e moderna del monumento che,
a dispetto degli altri edifici antichi di Roma abbattuti per ricavarne
materiali per nuove costruzioni, fu preservata poiché consentiva
ai pellegrini di avere una panoramica visione dell'alto delle
basiliche meta dei loro pellegrinaggi. Nonostante la Colonna Traiana
sia uno tra i monumenti più studiati dell'antica Roma,
fino ad oggi non era stato affrontato il problema del riconoscimento
delle mani dei diversi scultori che hanno tradotto nel marmo il
disegno d'insieme sicuramente progettato da Apollodoro.
Emanuela e Samantha
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