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LA BASILICA DI SAN PIETRO
LA STORIA
Fondata nel 324 d.C.
da Costantino, la maestosa basilica a cinque navate fu compiuta
nel 349 d.C., dopo che Papa Silvestro l'aveva consacrata nel 326.
Nel corso dei secoli la Basilica subì vari danneggiamenti
così, Papa Nicolò V dispose la sua ricostruzione
e affidò l'incarico a Bernardo Rossellino (1452) il quale
lasciò alla Basilica il quadriportico di accesso e tutto
quanto poteva essere conservato. Morto Nicolò V (1455),
l'opera di ricostruzione venne interrotta fino a quando non fu
assunto al papato Giulio II (1503 - 1513) il quale, desiderando
che la Basilica traducesse la gloria e la potenza della Chiesa
Cattolica, ordinò al Bramante il rifacimento completo dell'antichissima
Basilica costantiniana. La nuova costruzione fu iniziata il 18
aprile del 1506, con un succedersi tumultuoso di invenzioni architettoniche
e di progetti, di volta in volta accettati, abbandonati e poi
ripresi. Il progetto Bramantesco, a croce greca, fu modificato
da Raffaello che succedette al Bramante nella fabbrica di San
Pietro, insieme con Fra Giocondo e Giuliano da San Gallo. Raffaello
pensò ad una pianta basilicale a croce latina. Vennero,
poi, le ideazioni di Baldassarre Peruzzi e di Antonio da San Gallo
il Giovane, finché si ricorse a Michelangelo. Il grande
artista tornò al primitivo progetto Bramantesco a croce
greca e lo svolse con ancor maggior ardimento sostituendo al modello
del Pantheon da elevare al cielo, quello della cupola fiorentina
del Brunelleschi. L'opera del Buonarroti venne continuata dal
Vignola, da Pirro Ligorio, da Giacomo della Porta, da Domenico
Fontana e infine da Carlo Maderno che eresse la facciata (1607
- 1614) e trasformò, per ordine del Papa la pianta della
chiesa da croce greca a croce latina. Preceduta da un'enorme scalinata
la facciata si presenta con colonne emergenti tra le quali si
aprono finestre. La più grande, quella centrale, è
la Loggia delle Benedizioni. L'atrio del Maderno è decorato
con stucchi e mosaici, particolarmente interessante è il
celebre mosaico "La Navicella" di Giotto. Cinque porte
bronzee introducono all'interno, una di queste, è la Porta
Santa, che si apre solo in occasione dei giubilei. Al centro,
sotto la luminosa e imponente cupola michelangiolesca ornata da
mosaici, e sopra l'altare papale, svetta il Baldacchino bronzeo
del Bernini. A destra è posta la statua bronzea di San
Pietro di Arnolfo di Cambio, con il piede destro logorato dal
bacio di milioni di fedeli. Nella prima cappella della navata
di destra, sull'altare, si trova l'insigne gruppo marmoreo: la
Pietà del Michelangelo. Nell'abside è collocata
la fastosa Cattedra Di San Pietro opera bronzea del Bernini. La
basilica fu consacrata il 18 novembre del 1626 da Papa Urbano
Vili. Consigliamo uno sguardo particolare ai monumenti più
illustri come la Cappella del Sacramento con il ricco Ciborio
del Bernini; dopo il braccio della crociera il monumento a Clemente
XIII del Canova, ai lati della Cattedra i monumenti a Urbano Vili
e a Paolo Ili. Proseguendo sulla porta che da in Piazza di Santa
Maria troverete il monumento ad Alessandro VII del Bernini. Oltrepassata
la crociera, e dopo la ricchissima cappella del Coro, davanti
al monumento marmoreo a Pio X ammirerete il Cenotafio di Innocenzo
Vili opera in bronzo dei Pollaiolo. Nell'altare successivo vi
sono conservate le spoglie di Pio X e a sinistra dell'altare il
monumento a Benedetto XV. All'uscita della cupola potrete osservare
il monumento a Maria Ciementina Sobieski, di fronte ad esso è
posto il celebre monumento agli stuart del Canova. Degno di visita
è il museo storico artistico e le sacre grotte. L'ingresso
di queste rimane in fondo alla basilica, vicino alla statua di
San Longino (a destra di chi guarda il Baldacchino). La sistemazione
delle grotte, che invitano ad un reverenziale contegno è
splendida; fra le molteplici tombe di papi, si ammirano quelle
moderne di Benedetto XV, Pio XI, Pio XII, Giovanni XIII, del Cardinale
Merry del Val, di Paolo VI e di Giovanni Paolo I. Infondo alla
navata di centro delle Grotte si scorge la statua di Pio VI orante
eternato nel marmo dal Canova.
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LA
NAVICELLA DI GIOTTO
Di fronte all'ingresso
centrale, nel portico, si trova il monumentale mosaico della navicella,
rifacimento seicentesco dell'originale di Giotto perduto, che
era posto sulla facciata interna del grande quadriportico antistante
la Basilica costantiniana. Il Cristo è rappresentato di
fronte in modo arcaico, solido per costituire un 'appoggio per
Pietro a differenza degli equivalenti bizantini dove la posa ha
un valore astratto e senza una definizione spaziale. Dell'originale
giottesco rimane un medaglione raffigurante un angelo conservato
oggi nelle Grotte Vaticane. Lo sfondo blu dona alla creatura celeste
una forza spontanea, delicata, ma allo stesso tempo vivamente
espressiva che riprende il tono soave e la tenerezza di alcuni
dipinti paleocristiani e dei primi mosaici di Ravenna. Il mosaico
fu commissionato a Giotto dopo la partenza dei Papi dalla città.
La scelta dell'immagine voleva evocare dunque, il cammino tempestoso
della chiesa e la sua salvezza nel continuo rivolgersi a Cristo.
Per chi oggi visita la basilica di San Pietro, è significativo
venire accolti da questo mosaico che presenta subito il gioco
dei continui rimandi fra Pietro e Cristo.
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LA
PORTA SANTA
Sotto l'atrio sono
poste le cinque porte che danno l'ingresso alla basilica; quella
di destra è la Porta Santa. La porta è opera moderna,
così come tutte le altre ad esclusione di quella centrale.
Infissa alla sua sinistra potrete vedere una riproduzione della
Bolla con la quale Bonifacio VIII indisse il primo Giubileo del
1300. L'iconografia della porta si divide in tre registri, in
alto a sinistra, abbiamo Cristo Salvatore Benedicente, e a destra
la Vergine. Al centro le due figure imponenti di Paolo (a sinistra)
con la spada e un vaso pieno di fiori ai suoi piedi, perché
egli fu "vaso di elezione", e di Pietro (a destra) che
consegna a Papa Eugenio IV committente della porta, le chiavi
che "aprono e chiudono". Nell'ultimo registro noterete
la rappresentazione del Martirio dei due apostoli, decretato dall'imperatore
Nerone, raffigurato in trono. A sinistra il Martirio di Paolo,
che attende il colpo con cui sarà decapitato. A destra
quello di Pietro, che viene accompagnato al Vaticano, per la crocifissione
a testa in giù.
Dal 1500 fino al 1975 la Porta Santa era chiusa all'esterno da
un muro e non da una porta. Al momento dell'apertura, non venivano
quindi aperte le valve di una porta, ma si abbatteva un muro:
il Papa ne demoliva una parte, ed i muratori completavano l'opera.
Il Pontefice già nel Natale 1499 usò il martello
per battere tre colpi contro il muro che chiudeva la Porta Santa.
Nel 1525 il martello usato era d'oro; nel 1575 d'argento dorato
con il manico di ebano. Il Santo Padre nel rito di chiusura usava
la cazzuola, il cui uso è attestato a partire dal Natale
1525. L'ultimo Papa che ne ha fatto uso è stato Pio XII
nella cerimonia di chiusura dell'Anno Santo del 1950. La procedura
descritta dal Bucardo per l'Epifania del 1501, prevedeva la presenza
di due Cardinali al momento della chiusura della Porta, i quali
deponevano nel muro due piccoli mattoni uno d'oro e uno d'argento.
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LA
PIETA' DEL MICHELANGELO
Un contratto dell'agosto
1498 rende formalmente effettiva la commissione del Cardinale
Jean Bilheres de Lagraulas, che impegna il ventitreenne Michelangelo
Buonarroti a scolpire entro un anno una Vergine Maria vestita,
con Cristo morto in braccio. È un opera che segna il suo
abbandono delle tematiche classiciste, in questo recupero dei
soggetti religiosi influì probabilmente anche l'esperienza
di rigenerazione religiosa promossa in quegli anni dal Savonarola.
Nella Pietà Michelangelo sceglie l'iconografia nordica
con il Cristo sdraiato in grembo alla Madonna, ma la sua opera
ha ben poco a che vedere con le disarmoniche e tragiche Pietà
degli scultori d'oltralpe, soprattutto dei gruppi lignei detti
in Germania "Vesperbilder" (immagini del Vespro) collegati
alla liturgia del venerdì Santo. Un anno prima della stipula
del contratto lo scultore aveva già selezionato un blocco
di marmo di Carrara per scolpirvi "la prima viva figura".
Il gruppo della madre e del figlio è perciò una
forma insita nella materia che si libera grazie ai geniali colpi
di martello e idealmente si inscrive in un triangolo; tale schema
conferisce al gruppo un'organicità di struttura ed un equilibrio
che risponde agli ideali di armonia e perfezione del rinascimento
maturo. La Pietà presenta forti particolari anatomici,
specie nelle finiture dei panneggi con effetti di translucido;
sulla fascia che attraversa il petto della Vergine è scritto:
"Michael Angelus Bonarrotus Florent Facebat". È
l'unica opera firmata dal Michelangelo, perché forse rappresenta
la prima creazione assolutamente personale, non legata all'imitazione
o contraffazione dell'antico. Il corpo del Cristo nudo visualizza
la concretezza dell'incarnazione e della morte del Cristo. L'altra
figura della Pietà è quella di Maria, in una iconografia
inusuale, più giovane del suo stesso figlio. Il Candivi
biografo del Buonarroti, ci tramanda queste testuali parole dello
scultore in risposta alla domanda sulla giovane età della
Vergine della Pietà: .."Non sai tu che le donne caste
molto più fresche si mantengono che le non caste? Anzi
ti vo dir di più, che tal freschezza, e fior di gioventù,
oltre che per natural via in lei si mantenesse, e anco credibile
che per divin 'opera fosse aiutato a comprobare al mondo la verginità
e purità perpetua della Madre..". Maria è come,
la disse Dante "Vergine Madre, figlia del tuo figlio",
la sempre giovane, e sempre Vergine e sempre Immacolata, perché
generata dall'amore stesso del Cristo". Riaffiorano nel Buonarroti
le tracce di un platonismo estremo che tramite la contemplazione
delle bellezze terrene aspira ad una bellezza divina proprio per
questo nella Pietà michelangiolesca non si ravvisano in
modo straziante i segni della Passione che hanno martoriato la
fisionomia del Salvatore. Anche la Madre partecipa al dono di
Cristo morto come un uomo per salvare tutti gli altri uomini.
Le pieghe della veste si allargano e ampliano il suo grembo protettivo
e oblativo al tempo stesso.
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IL
BALDACCHINO DEL BERNINI
Nel 1623 la scesa al
trono papale di Urbano VIII, fece assumere al Bernini venticinquenne,
un ruolo ufficiale all'interno del programma politico del Papa.
L'artista tradusse in opere monumentali e grandiosi progetti del
Pontefice, la sua volontà di celebrazione della Chiesa
Cattolica. La prima commissione papale fu il Baldacchino di San
Pietro. Il problema che si presentava era quello dell'inserimento
del Baldacchino in un luogo già fortemente caratterizzato:
Bernini concepì, così, la sua opera in scala monumentale
in funzione della crociera della Basilica, nodo architettonico
di tutto il complesso michelangiolesco. Egli superò le
soluzioni convenzionali dei baldacchini realizzati come strutture
architettoniche a forma di tempio, disegnando una struttura che
riunisce in se architettura, scultura e decorazioni. Il Baldacchino
cela il simbolo dei sacramenti del battesimo e dell'eucarestia.
I quattro basamenti di marmo sono l'unico elemento dell'intero
complesso a non essere fusi in bronzo, e sulle loro facciate esterne
possiamo vedere le fasi di un parto: sette volti di donna che
esprimono la progressione delle doglie, con il grembo che si gonfia
e,. infine si sgonfia fino all'ultima figura che rappresenta il
bambino appena nato che sorride. Il senso di questa sequenza "cinematografica"
è il nostro "venire alla luce" attraverso il
sacramento del Battesimo. È il simbolo della figura femminile
della Mater Ecclesia, che genera, attraverso i sacramenti nuovi
figli di Dio. Le quattro colonne di bronzo lumeggiate d'oro sono
tortili, mentre si avvitano verso l'alto imprimono un moto dilatatorio
orizzontale che si propaga verso i quattro pilastroni che sostengono
la cupola, scavati in nicchie, per riceverne elasticamente la
spinta. La vigorosa torsione delle quattro colonne è segnata
da tre nette ripartizioni orizzontali, la prima semplicemente
segnata da solcature diagonali, le altre due con rami di lauro
e puttini incrociati. La presenza di quest'ultimo motivo richiama
subito alla memoria gli antichi sarcofagi e mosaici medioevali,
dove i tralci di vite raccolti da putti assurgevano a simbolo
eucaristico, qui sostituito dal lauro per ricordare l'emblema
di Urbano VIII. In alto l'artista non collega le quattro colonne
con un architrave, ne pone a copertura una cupola o un tetto a
quattro spioventi. L'architrave avrebbe fermato il movimento della
parte inferiore; la copertura chiusa avrebbe appesantito la composizione.
Il primo è sostituito da pendoni, specie di falde di ricca
stoffa, disposte a festone su linee concave; la seconda da quattro
grandi volute angolari assottigliate nel punto in cui stanno per
congiungersi sotto il globo centrale con la croce. Il Baldacchino
anche se colossale nelle proporzioni si alleggerisce dunque, per
le forme architettoniche. Ma ciò contribuisce anche la
felice scelta cromatica; il bronzo cupo animato dalle decorazioni
auree, lo profila contro la luce diminuendone l'ingombro: per
effetto ottico, scientificamente provato, membrature chiare contro
il fondo scuro appaiono più forti e viceversa appaiono
meno evidenti. Il Baldacchino berniniano collega con un vorticoso
movimento ascendente le spoglie del primo pontefice con la cupola,
attraverso un percorso simbolico che iniziando con il doloroso
parto della Mater Ecclesia che rigenera il peccatore, vede il
nutrimento della fede attraverso l'assunzione dell'eucarestia
simboleggiata dai tralci delle colone, e ci conduce fino al globo
sormontato dalla croce, che ci ricorda infine il trionfo del crocefisso
nel mondo.
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MONUMENTO
FUNEBRE AD URBANO VIII
Nel 1642 il Bernini
ricevette l'incarico da Urbano VII di scolpirne il monumento funebre
da collocare nell'abside si San Pietro, in un luogo quindi di
grande rilevanza. Bernini riuscì ad unificare il monumento
commemorativo con quello sepolcrale: vengono infatti sottolineati
il trionfo della potenza papale e la memoria personale, ossia
l'aspetto storico e quello umano. Lo schema deriva da numerosi
precedenti cinquecenteschi, il cui più lontano modello
è costituito dalle tombe medicee di Michelangelo in San
Lorenzo a Firenze. Urbano benedicente seduto sul trono poggia
su un base architettonica, ai lati del sarcofago sono raffigurate
la carità e la giustizia, le due figure allegoriche invece
che recumbenti sul sarcofago (come nelle tombe cinquecentesche)
sono in piedi. La prima nell'atto di volgersi verso una creatura
piangente mentre ne tiene fra le braccia una addormentata e pensosa
l'altra; entrambe inclinate verso il centro, determinando, con
la loro posizione, una spinta convergente in alto dove il moto
ascensionale si conclude con la figura maestosa del Pontefice
con la veste ed il pesante mantello arabescato d'oro ampiamente
panneggiati: sopra di esse lo scheletro pauroso della Morte a
grandezza naturale nell'atto di scrivere l'epitaffio del Pontefice
a lettere d'oro. Le virtù, con le loro qualità umane,
in particolare la donna raffigurante la carità, si pongono
come mediatrici tra l'osservatore ed il Papa. Bernini superando
il compassato classicismo dei monumenti sepolcrali cinquecenteschi,
infonde al tema funebre vitalità e una nuova dinamicità
spettacolari. Il monumento, ricco di effetti di colore e di effetti
luministici causati dall'adozione di svariati materiali, dal bronzo
al marmo bianco, rappresenta l'archetipo della tomba barocca,
ideale espressione della drammaticità religiosa del seicento.
Tale contrasto riporta al tema funebre delle cose terrene.
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LA
CATTEDRA
Nell'abside potrete
contemplare la cattedra di San Pietro opera del Bernini realizzata
tra il1656 ed il 1666, circa trenta anni dopo il baldacchino.
L'opera è un gigantesco reliquiario, perché contiene
al suo interno un antico trono sul quale la tradizione vuole che
si sia assiso il Principe degli Apostoli. Si tratta di un seggio
ligneo di quercia, senza braccioli, il cui schienale è
sormontato da un timpano triangolare. Su di esso campeggia una
figura imperiale, nella quale si è voluto individuare Carlo
il Calvo o forse Carlo Magno, a cui due angeli porgono ciascuno
una corona. Sono inoltre incluse raffigurazioni della luna, del
sole, della terra e dell'oceano, oltre a motivi vegetali e a figure
di uomini e di mostri. Il reliquiario è sorretto da quattro
monumentali statue raffiguranti due dottori della chiesa latina
Sant'Agostino e Sant'Ambrogio, e due della chiesa greca, San Giovanni
Crisostomo e Sant'Atanasio. Il tutto è affiancato da angeli;
al disopra (da una finestra) entra la luce che simboleggia lo
Spirito Santo rappresentato sotto forma di colomba al centro di
una raggiera d'orata, autentica "gloria" seicentesca.
La collocazione del grandioso reliquiario è da apprezzare
in relazione prospettica col baldacchino che grazie alla sua architettura
aerea attraverso le alte colonne tortili lascia libera l'abside
allo sguardo dell'osservatore. Non è un caso che uno studio
dello stesso Bernini mostri la cattedra vista attraverso le colonne
del baldacchino rivelando così come l'artista considerasse
i due monumenti come ad un tutto unico in una profonda coesione
di atmosfere. Se il baldacchino sembra essere depositato al termine
di un immaginario corteo, la cattedra è veramente portata
in processione e mostrata ai fedeli dalle figure gigantesche dei
Padri della Chiesa. Essa è la testimonianza nell'epoca
della controriforma, della fede della chiesa cattolica. La cattedra
è rappresentata in volo, com'è "un'apparizione
divina"; è la presenza di San Pietro, tramite fra
cielo e terra.
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IL
PIAZZALE
Nel 1629 Bernini fu
nominato architetto di San Pietro ambita carica precedentemente
ricoperta da Carlo Maderno. Lavorò per oltre cinquanta
anni alla Basilica affrontando problemi di varia natura; uno dei
quali riguardava la piazza, che non era sufficientemente ampia.
Nel 1657 presentò un secondo progetto che prevedeva una
piazza a forma ovale. Nello studio per la sistemazione della stessa
Bernini affrontò problemi di carattere liturgico e psicologico;
la piazza doveva essere un ampio spazio atto ad accogliere i fedeli
convenuti per ricevere la benedizione papale concessa simbolicamente
a tutto il mondo "urbe et orbi". Di conseguenza la loggia
della benedizione doveva essere perfettamente visibile a tutti
e la forma stessa della piazza doveva esprimere l'universitalità
della funzione. Bernini immaginò quindi, un primo spazio
trapezioidale inquadrato da due ali piene divaricate verso la
facciata, un secondo spazio ovale informa di colonnato libero
composto da due esedre. La scelta simbolica delle maestose braccia
che Bernini stesso paragonò alle materne braccia della
chiesa, crea una spettacolare situazione urbanistica: l'ambiente
aperto funge da elemento di raccordo fra la chiesa e la città.
Uno degli effetti che il Bernini si propose nella realizzazione
del portico fu quella di far sembrare più grande ed elevata
la facciata del Maderno ed il portale stesso, secondo lui troppo
piccolo. Il portico berniniano è costituito da quattro
file di 284 colonne e 48 pilastri di misure colossali; le testate
degli emicicli sono coronate da timpani. Al di sopra dell'architrave
che collega fra loro le colonne corre una balaustra su cui poggiano
162 statue di santi e gli stemmi Chigi, alla cui famiglia apparteneva
Papa Alessandro VII, che il 28 agosto 1657 poneva la prima pietra
della grande opera murandovi la moneta con il suo ritratto e nel
retro il modello berniniano con la scritta "Fundamenta Eius
In Montibus Sanctus". Precedentemente all'opera del Bernini
davanti alla basilica di San Pietro si ergeva già l'obelisco,
costruito nel 1586 da Domenico Fontana su ordine di Papa Sisto
V che ne esaltava l'importanza.
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Emanuela e Samantha
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