AMOROMA - CHIESE


SAN PAOLO FUORI LE MURA


Come possiamo intuire dal titolo, questa basilica sorse nel luogo dove la matrona Lucina aveva pietosamente sepolto San Paolo, meglio noto come "l'apostolo delle genti". È la chiesa più grande di Roma, dopo quella di San Pietro. Questa splendida basilica costantiniana fu eretta nel 324 e devastata nella notte dal 15 al 16 luglio del 1823 da un furioso incendio, che distrusse gran parte del patrimonio artistico ivi contenuto. La ricostruzione venne iniziata da Leone XII e si protrasse praticamente per un intero secolo, concludendosi poi con la messa in opera della monumentale porta centrale di bronzo, nel 1931. Fu consacrata da Pio IX il 12 dicembre del 1854 con la partecipazione di svariate personalità ecclesiastiche venute da Roma per la definizione del dogma dell'Immacolata Concezione. La facciata, opera da attribuire al Sacconi, volta verso il Tevere, è preceduta da un grandioso quadriportico, ornato da 146 colonne; mentre la sua maestosità si scopre nella pienezza, una volta all'interno. La basilica è a croce egiziana e ha cinque navate, scandite da 80 colonne monolitiche di granito di Baveno che "navigarono" per via d'acqua fino a Roma (furono imbarcate sul lago Maggiore, scesero il Naviglio Grande fino al Po e all'Adriatico, successivamente andarono dallo Ionio al Tirreno per poi finalmente arrivare al Tevere). Esse racchiudono preziosissime opere d'arte. Nei secoli XII e XIII , il monastero ostiense raggiunse una notevole fioritura di grandezza spirituale ed economica. In questo periodo infatti, furono chiamati grandi artisti per adornarla. Tra questi vanno nominati il Vasaletto, autore del suggestivo chiostro romanico cosmatesco, iniziato a costruire sotto l'abate Pietro da Capua (1193 - 1208), e del tipico candelabro pasquale; i mosaicisti veneziani, fatti venire per eseguire la grandiosa e suggestiva opera musiva del catino dell'abside; gli artisti toscani come Cavallini, che decorò la facciata della basilica con mosaici e ornò di pregiati affreschi tutte le pareti e Di Cambio artefice del magnifico ed artistico baldacchino gotico innalzato sul glorioso sepolcro dell'Apostolo. Le colonne sono in porfido (roccia eruttiva - effusiva composta da quarzo ed ortoclasio in una massa microcristallina) e i capitelli dorati. Nell'abside troviamo il mosaico del XIII secolo raffigurante il Cristo e gli Apostoli. La prima testimonianza di comunità monastica femminile presso la suddetta basilica, si ha nel PRAECEPTUM marmoreo di San Gregorio Magno (590 - 604) che si conserva nel museo lapidario paolino, invece del monastero maschiele nel LIBER DIURNUS. Il pontefice Gregorio II, dispose che la basilica di San Paolo fosse unita al monastero di Santo Stefano e restaurata, incaricando di questo i monaci che man mano che il tempo passava ottenevano sempre maggiori diritti e beni. Quando furono minacciati dalle irruzioni dei Sarceni i Papi pensarono di munire con valide fortezze le basiliche di San Pietro e San Paolo. Quest'ultima infatti, fu guarnita di mura e di torri a cui venne dato il nome di Giovannopoli, in omaggio al Papa Giovanni I che la realizzò; di cui attualmente non sopravvive che qualche traccia. Se Roma era in continuo pericolo per le incursioni saracene, in compenso riceveva "doni" dai monarchi inglesi che un secolo prima si erano convertiti alla fede cattolica grazie ai monaci benedettini. Quando poi la disciplina interna della vita monastica andava a poco a poco decadendo, gli inglesi inviarono in aiuto l'abate Oddone della celebre abbazia di Cluny a risollevare le sorti. Nel 936 infatti, giunse a Roma per iniziarvi la forma monastica, non solo a San Paolo, ma anche negli altri monasteri dell'urbe. Nel secolo XI tra il Papa e l'imperatore a causa delle investiture ecclesiastiche, nacquero gravi difficoltà, che turbarono i pacifici rapporti tra le due massime autorità del mondo cristiano. La delicata situazione in cui venne a trovarsi la Santa Sede ebbe una grande ripercussione anche sull'osservanza regolare del cernobbio paolino e sull'amministrazione del suo vasto patrimonio. Il monastero e la basilica a poco a poco caddero in pieno abbandono. Leone IX (1049 - 1054), entrato a Roma, venne a conoscenza dello stato di degrado in cui si trovava la basilica di San Paolo, così volle subito provvedere affidandone la cura al monaco Ildebrando. Dopo aver ridonato il suo decoro al sacro tempio, provvide il necessario per vivere alla sparuta comunità monastica e la fece ben presto aumentare di numero e tornare alla regolare osservanza. Eletto Papa con il nome di Gregorio VII (1073 - 1085) continuò ad interessarsi della sua abbazia. Di lui rimangono ancora: la bolla di conferma del vasto patrimonio feudale emanata nel 1081; la Bibbia carolingia assai preziosa e ricca di miniature; la porta di bronzo lavorata con figure niellate con argento e smalto, eseguita a Bisanzio nel 1070 e che ora è sistemata dopo un accurato restauro all'interno della Porta Santa della basilica. Con la soppressione degli ordini religiosi del 1866 e poi, per Roma, del 1870, tutti i loro beni furono confiscati dal Governo Italiano e quindi anche il monastero di San Paolo si trovò in condizioni precarie, tanto che i monaci potevano rimanere nella loro casa solo come custodi della basilica che era allora in costruzione. La ripresa in pieno della vita monastica ed economica dall'abbazia ostiense iniziò alla fine del secolo XIX e proseguì nel XX. Lo sviluppo della rinascita religiosa fu così rapido e vigoroso che l'abbazia si sentì in forze spirituali sufficienti per aiutare validamente parecchi organismi monastici a riprendere la vita benedettina.

Emanuela e Samantha

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