TRILUSSA
A CHI TANTO E
A CHI GNENTE
ALL'OMBRA
ER
CARATTERE
ER
LEONE RICONOSCENTE
IN
PIZZO AR TETTO
L'AGNELLO
INFURBITO
L'INGIUSTIZIE
DER MONNO
L'OMO
E LA SCIMMIA
LA
CANDELA
LA
CORTE DEL LEONE
ROMANITA'
NUMMERI
LA
FINE DER FILOSOFO
LI
VECCHI
QUESTIONE
DI RAZZA
LA
GUIDA
A
CHI TANTO E A CHI GNENTE
Da quanno
che dà segni de pazzia,
povero Meo! fa pena! È diventato
pallido, secco secco, allampanato,
robba che se lo vedi scappi via!
Er dottore m'ha detto: - È 'na mania
che nun se pô guarì: lui s'è affissato
d'esse un poeta, d'esse un letterato,
ch'è la cosa più peggio che ce sia! -
Dice ch'er gran talento è stato quello
che j'ha scombussolato un po' la mente
pe' via de lo sviluppo der cervello...
Povero Meo! Se invece d'esse matto
fosse rimasto scemo solamente,
chi sa che nome se sarebbe fatto!
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ALL'OMBRA
Mentre
me leggo er solito giornale
spaparacchiato all'ombra d'un pajaro
vedo un porco e je dico: - Addio, majale! -
vedo un ciuccio e je dico: - Addio, somaro! -
Forse
'ste bestie nun me capiranno,
ma provo armeno la soddisfazzione
de potè di' le cose come stanno
senza paura de finì in priggione.
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ER
CARATTERE
Un Rospo
uscì dar fosso
e se la prese còr Camaleonte:
- Tu - ciai le tinte sempre pronte:
quanti colori che t'ho visto addosso!
L'hai ripassati tutti! Er bianco, er nero,
er giallo, er verde, er rosso...
Ma che diavolo ciai drent'ar pensiero?
Pari l'arcobbaleno! Nun c'è giorno
che nun cambi d'idea,
e dài la tintarella a la livrea
adatta a le cose che ciai intorno.
Io, invece, èccheme qua! So' sempre griggio
perchè so' nato e vivo in mezzo ar fango,
ma nun perdo er prestiggio.
Forse farò ribrezzo,
ma so' tutto d'un pezzo e ce rimango!
- Ognuno crede a le raggioni sue:
- disse er Camaleonte - come fai?
Io cambio sempre e tu nun cambi mai:
credo che se sbajamo tutt'e due
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ER
LEONE RICONOSCENTE
Ner
deserto dell' Africa, un Leone
che j' era entrato un ago drento ar piede,
chiamò un Tenente pe' l' operazzione.
- Bravo! - je disse doppo - lo t' aringrazzio:
vedrai che sarò riconoscente
d' avemme libberato da ' sto strazio;
qual' é er pensiere tuo? d' esse promosso?
Embè, s' io posso te darò ' na mano... -
E in quella notte istessa
mantenne la promessa
più mejo d' un cristiano;
ritornò dar Tenente e disse: - Amico,
la promozzione é certa, e te lo dico
perché me so' magnato er Capitano.
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IN PIZZO
AR TETTO
In cima
in cima ar tetto, indove vanno
a facce er nido tante rondinelle,
ce so' du' finestrelle, tutto l'anno
incorniciate dalle campanelle.
In mezzo a ognuna de 'ste finestrelle,
tra li vasi de fiori che ce stanno,
c'è 'na furcina co' le cordicelle
dove c'è sempre steso quarche panno.
Prima, da 'ste finestre sott'ar tetto,
Nina cantava: Me so' innammorata...
mentre stenneva quarche fazzoletto.
Ma mò ha cambiato musica e parole;
adesso canta: Ah, tu che m'hai lassata!...
E stenne fasciatori e bavarole.
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L'AGNELLO
INFURBITO
Un lupo
che beveva in un ruscello
vidde, dall' antra parte de la riva,
l' immancabbile Agnello.
-Perché nun venghi qui? - je chiese er Lupo -
L' acqua , in quer punto, é torbida e cattiva
e un porco ce fa spesso er semicupo.
Da me, che nun ce bazzica er bestiame,
er ruscelletto é limpido e pulito... -
L' Agnello disse: - Accetterò l' invito
quanno avrò sete e tu nun avrai fame.
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L'INGIUSTIZIE
DER MONNO
Quanno
che senti di' "cleptomania"
è segno ch'è un signore ch'ha rubbato:
er ladro ricco è sempre un ammalato
e er furto che commette è una pazzia.
Ma se domani è un povero affamato
che ruba una pagnotta e scappa via
pe' lui nun c'è nessuna malattia
che j'impedisca d'esse condannato!
Così va er monno! L'antra settimana
che Teta se n'agnede còr sartore
tutta la gente disse: - È una puttana. -
Ma la duchessa, che scappò in America
còr cammeriere de l'ambasciatore,
- Povera donna! - dissero - È un'isterica!...
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L'OMO E
LA SCIMMIA
L' Omo
disse a la Scimmia:
-Sei brutta , dispettosa:
ma come sei ridicola!
ma quanto sei curiosa!
Quann' io te vedo, rido:
rido nun se sa quanto!...
La Scimmia
disse : - Sfido!
T' arissomijo tanto!
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LA
CANDELA
Davanti
ar Crocifisso d'una Chiesa
una Candela accesa
se strugge da l'amore e da la fede.
Je dà tutta la luce,
tutto quanto er calore che possiede,
senza abbadà se er foco
la logra e la riduce a poco a poco.
Chi nun arde nun vive. Com'è bella
la fiamma d'un amore che consuma,
purchè la fede resti sempre quella !
Io guardo e penso. Trema la fiammella,
la cera cola e lo stoppino fuma...
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LA
CORTE DEL LEONE
El Leone,
ch'è Re de la Foresta,
disse un giorno a la moje: - Come mai,
tu che sei tanto onesta,
hai fatto entrà 'na Vacca ne la Corte?
Belle scorte d'onore che te fai! -
- Lo so, nun c'è decoro:
- je fece la Lionessa -
ma nun so' mica io che ce l'ho messa;
quela Vacca è la moje de quer Toro
ch'hai chiamato a guardà l'affari tui:
sopporto lei per un riguardo a lui;
ma si sapessi er danno
che ce fanno 'ste bestie, che ce fanno!
- Hai raggione, hai raggione, nun ce torna -
j'arispose er Leone; e er giorno istesso
fece 'na legge e proibbì l'ingresso
a tutti l'animali co' le corna.
Così per esse certo
d'avè 'na corte onesta,
er Re de la Foresta
lo sai che diventò? Re der Deserto.
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ROMANITA'
Un giorno
una Signora forastiera,
passanno còr marito
sotto l'arco de Tito,
vidde una Gatta nera
spaparacchiata fra l' antichità.
-Micia
che fai?- je chiese: e je buttò;
un pezzettino de biscotto ingrese;
ma la Gatta, scocciata, nu' lo prese:
e manco l'odorò.
Anzi la guardò male
e disse con un' aria strafottente:
Grazzie, madama, nun me serve gnente:
io nun magno che trippa nazzionale!
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NUMMERI
Conterò
poco, è vero:
- diceva l'Uno ar Zero -
ma tu che vali? Gnente: propio gnente.
sia ne l'azzione come ner pensiero
rimani un coso vôto e inconcrudente.
Io, invece, se me metto a capofila
de cinque zeri tale e quale a te,
lo sai quanto divento? Centomila.
È questione de nummeri. A un dipresso
è quello che succede ar dittatore
che cresce de potenza e de valore
più so' li zeri che je vanno appresso.
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LA
FINE DER FILOSOFO
Appena
entro' ne la foresta vergine
er Professore de filosofia,
tutte le scimmie scesero dall'alberi
co' I'intenzione de cacciallo via.
Ma I'Omo
disse: - No, nun e' possibbile
che torni a fa' er fiosofo davero
in una societa` piena de trappole
dove l'Azzione buggera er Pensiero.
Oggi, quelo che conta so' li muscoli :
co' la raggione nun se fa un bajocco...
Mejo le scimmie! -
E er
povero filosofo
s'arampico' su un arbero de cocco.
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LI
VECCHI
Certi Capretti dissero
a un Caprone:
- Che belle corna! Nun se so' mai viste!
Perchè te so' cresciute a tortijone?
- Questo è un affare che saprete poi...
- disse er Caprone - Chè, se Iddio v'assiste,
diventerete becchi pure voi.
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QUESTIONE
DI RAZZA
-Che
cane buffo! E dove l' hai trovato? -
Er vecchio me rispose: -é brutto assai,
ma nun me lascia mai: s' é affezzionato.
L' unica compagnia che m' é rimasta,
fra tanti amichi, é ' sto lupetto nero:
nun é de razza, é vero,
ma m' é fedele e basta.
Io nun faccio questioni de colore:
l' azzioni bone e belle
vengheno su dar core
sotto qualunque pelle.
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LA
GUIDA
Quela
Vecchietta ceca, che incontrai
la notte che me spersi in mezzo ar bosco,
me disse : - Se la strada nu' la sai,
te ciaccompagno io, chè la conosco.
Se ciai
la forza de venimme appresso,
de tanto in tanto te darò una voce
fino là in fonno, dove c'è un cipresso,
fino là in cima, dove c'è la Croce... -
Io risposi:
- Sarà... ma trovo strano
che me possa guidà chi nun ce vede... -
La Ceca, allora, me pijò la mano
e sospirò: - Cammina! -
Era
la Fede.
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